martedì 25 settembre 2012

PAVIMENTI COSMATESCHI DI ROMA



Da oggi 25 settembre 2012 è disponibile il mio volume

PAVIMENTI COSMATESCHI DI ROMA
Storia, leggenda e Verità

Edizioni ilmiolibro.it, Roma, 2012

Formato A4, colori, copertina rigita + sovracoperta
centinaia di illustrazioni colori, b/n, pp. 612.
Prezzo di copertina euro 125.
Prezzo scontato (iva inclusa) 95 euro + spedizione.

Acquisto on line con carta di credito:
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Pavimenti Cosmateschi di Roma

Presentazione


I pavimenti cosmateschi di Roma costituiscono un insieme tra i più importanti monumenti italiani relativamente a quell’arte musivaria et quadrataria che affonda le proprie radici nella scuola bizantina fondata dall’abate Desiderio nel monastero benedettino di Montecassino.
Nell’ambito di un più ambizioso progetto personale di studio, analisi e ricapitolazione storica dei pavimenti cosmateschi e simili esistenti a Roma, nel Lazio, nella Campania e nel resto dell’Italia Meridionale, l’autore, Nicola Severino, ha realizzato questo volume, unico al mondo sull’argomento specifico, anche con il preciso scopo di colmare una lacuna della storia dell’arte medievale che si protrae dal 1980. In quell’anno, infatti, una studiosa inglese, Dorothy Glass, pubblicò la propria tesi di laurea sui pavimenti cosmateschi di Roma e da allora le sue ricerche non sono state mai più riprese, né verificate, né aggiornate. Solo alcuni studiosi hanno riproposto, di volta in volta e saltuariamente, sintetici riferimenti riguardo le opinioni e le ipotesi della studiosa relativamente ad alcuni pavimenti cosmateschi di Roma e del Lazio, senza tuttavia che queste fossero mai suggellate da appropriate verifiche. In tal modo è cresciuto una sorta di mito intorno al libro di Glass, divenendo l’unico punto di riferimento imprescindibile per tali ricerche, eppure senza mai avvalersi dell’ausilio di nuove ricognizioni che potessero confermare le numerose descrizioni ed ipotesi. Nel frattempo il mito dei pavimenti cosmateschi di Roma è andato crescendo sempre più anche per la loro bellezza universale, il loro linguaggio simbolico e pregno di messaggi filosofico-religiosi, per le loro misteriose vicende storiche. Tuttavia, la mancanza di uno studio analitico comparativo degli stessi, dal punto di vista stilistico e documentale, ha fatto si che le poche notizie specifiche sulla loro natura, struttura, storia e attribuzione, fossero ricavate in massima parte dal libro di Glass, con qualche debita eccezione per un paio di pubblicazioni recenti le quali, tuttavia, non hanno carattere specifico sui pavimenti cosmateschi.
Questo libro, quindi, nella sua ambiziosa prospettiva, si propone di colmare una lacuna di vasta portata che in oltre trent’anni non ha portato significativi progressi nello studio di questi straordinari monumenti che costituiscono, nel loro insieme, e nella mia opinione, un corpus d’arte medievale romanica non certo inferiore per importanza e bellezza ai mosaici che ornano le absidi delle stesse chiese dove essi si trovano. Nel caso dei mosaici, però, la letteratura scientifica e divulgativa è sterminata. Diversamente, nel caso dei pavimenti cosmateschi, è limitata alla sola opera di Glass del 1980. Oltre al modus operandi, alle tesi, ipotesi e ricerche storiche fatte da Glass e qui analizzate rigorosamente,  l’autore propone il suo personale modus operandi, grazie all’analisi sul posto di tutti i pavimenti cosmateschi esistenti nel Lazio e nella Campania,  grazie al quale è stato possibile formulare le nuove ipotesi, scaturite da profonde riflessioni di natura architettonica, artistica, storica e religiosa che nell’insieme delle altre pubblicazioni specifiche formano un corpus letterario che è il più vasto mai pubblicato sui pavimenti cosmateschi.
Lo studio presentato in questo libro, apre nuovi orizzonti sulla conoscenza dell’arte cosmatesca. Aiuta a sistemare nuovi importanti tasselli nella cronologia dei marmorari romani tra il XII e il XIII secolo, e sulle attribuzioni alle relative famiglie, con ipotesi suggestive e a volte coraggiose per porsi in netta contraddizione con le moderne apparenze e i luoghi comuni normalmente riproposti da sempre a danno di una diversa realtà storico-artistica. A volte tali ipotesi sono scomode, bizzarre, controcorrente e sembrano un controsenso, ma esse sono il frutto di un meticoloso lavoro di analisi documentale e di comparazione stilistica fotografica e nella realtà dei singoli monumenti. L’occhio allenato ai dettagli, è in grado di cogliere particolari mai visti prima e di trovare soluzioni impensabili fino a poco tempo fa. Ciò riguarda la maggior parte dei monumenti pavimentali musivi, di Roma, come del Lazio. A partire già dalla netta differenza, storica e stilistica che si confonde oggi nelle mille trasformazione tra quei monumenti che possono definirsi pavimenti precosmateschi e quelli cosmateschi, è stato possibile individuare i singoli caratteri artistici che contraddistinguono le varie botteghe marmorarie, il loro percorso attraverso le committenze che li vide impegnati nelle più grandi basiliche paleocristiane di Roma e del Patrimonium Sancti Petri. Tale distinzione ha permesso di ricostruire il filo conduttore che lega la koiné artistica della bottega di Lorenzo tra il XII e il XIII secolo, attraverso i mutamenti dai caratteri stilistici riconoscibili e riconducibili per analogie ad altri pavimenti simili e coevi. Si è potuto spiegare, finalmente, il mistero della coesistenza di tratti pavimentali dai caratteri prettamente precosmateschi e quelli, in netto contrasto, di epoca cosmatesca del XIII secolo. Si è potuto osservare gli elementi di transizione che legano cronologicamente lo sviluppo dei pavimenti realizzati dai primi decenni alla fine del XII secolo, riscontrando la predominanza assoluta dell’imponente lavoro della bottega di Lorenzo e, infine, i caratteri più moderni, se si può dire, che richiamano ad una fase di fine dello sviluppo artistico dei pavimenti cosmateschi, con i monumenti realizzati dagli ultimi artisti, come Cosma e i figli Luca e Iacopo, fino a circa la metà del XIII secolo.
Si è potuto stabilire con sufficiente precisione una mappa dei pavimenti cosmateschi ricostruiti in modo parziale o totale ad iniziare dal XV secolo fino al XIX secolo e di quelli che appaiono essere, in tutti i loro caratteri, come delle ricsotruzioni arbitrarie derivate dal reimpiego di materiali provenienti da altre chiese. Il caso più clamoroso ed importante è costituito dal pavimento della basilica di San Giovanni in Laterano e da quello della chiesa di San Nicola a Genazzano. Si è scoperto,così, che non basta fidarsi delle apparenze e che ciò che si vede non è detto che debba corrispondere sempre a ciò che è stato nella realtà e nella storia. Sulla base di questi presupposti, il libro di Nicola Severino, racconta la vera storia dei pavimenti cosmateschi di Roma, sfatandone miti e leggende metropolitane e riscoprendone la vera natura artistica e storica.
























INDICE DEL PRIMO VOLUME



I COSMATI,  CENNI STORICI


Premessa e introduzione                                                                                                                                                    9
Un accenno storico                                                                                                                                                            10
Chi sono i Cosmati                                                                                                                                                            11
I Cosmati, uomini misteriosi                                                                                                                                             12
L’arte senza volto                                                                                                                                                              13
Cronologia dei marmorari romani                                                                                                                                     14
Il Precosmatesco e il Cosmatesco                                                                                                                                     19
Esempi di pavimenti precosmateschi di Roma                                                                                                                  20
I pre-Cosmati                                                                                                                                                                     21
Basilica di San Clemente                                                                                                                                                  22
Basilica di Santa Maria Maggiore                                                                                                                                   23
Basilica di San Giovanni in Laterano                                                                                                                               23
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme                                                                                                                         24
Basilica di Santa Prassede                                                                                                                                                 25
Basilica dei Santi Quattro Coronati                                                                                                                                25
Oratorio di San Silvestro nella Basilica dei Santi Quattro Coronati                                                                            31
L’opus tessellatum dei Cosmati                                                                                                                                        33
I pavimenti musivi a partizioni reticolari                                                                                                                         41
Il pavimento della basilica di Santa Maria Antiqua                                                                                                      45
Cenni sulle diverse tipologie di mosaici pavimentali                                                                                                      50
Il pavimento precosmatesco della chiesa abbaziale di Montecassino                                                                            54
La Guilloche e il Quincux: storia, iconologia e sviluppo iconografico                                                                         56
Pavimenti bizantini in presunta relazione con quello di Montecassino                                                                       73
Elementi di incertezze                                                                                                                                                       79
Il repertorio geometrico dei pre-Cosmati e quello della bottega di Lorenzo: tesi e confronti                                         82
La chiesa di Santa Maria di Castello a Tarquinia: un’altra firma cosmatesca non ancora
bene identificata                                                                                                                                                                 85
I patterns dell’antico pavimento della basilica di Montecassino                                                                                   97
L’età del pavimento cassinese di Desiderio                                                                                                                      102
Gli elementi stilistici essenziali dei Cosmati nei pavimenti di Ferentino  e Anagni e il confronto
con gli altri pavimenti di attribuzione ipotetica                                                                                               106
Il passaggio di Iacopo nella cattedrale di Terracina                                                                                                       114















INDICE DEL SECONDO VOLUME


Decadenza e Rinascita                                                                                                                                5
Pavimenti cosmateschi di Roma                                                                                                                            13
I pavimenti “ri-cosmateschi”                                                                                                                   13
L’opera della Glass                                                                                                                                       17
Lista delle chiese con pavimenti cosmateschi descritti da Glass                                                21
Edward Hutton: The Cosmati                                                                                                                  22
Il mio modus operandi                                                                                                                                      23
Evoluzione dei pavimenti cosmateschi                                                                                                24
Confronti e differenze tra gli elementi principali dei pavimenti cosmateschi
Ed altri presi a modello (Ferentino-Anagni)                                                                                       24
Elenco delle chiese visitate                                                                                                                        26
Pavimenti precosmateschi realizzati sul modello di Montecassino                                                          29
Pavimenti cosmateschi realizzati in chiese al tempo in cui vi erano insediamenti
Benedettini                                                                                                                                                      29
San Benedetto in Piscinula                                                                                                                        31
San Cesareo de Appia                                                                                                                                 53
San Clemente                                                                                                                                                 59
San Crisogono                                                                                                                                                81
San Giorgio in Velabro                                                                                                                               101
San Giovanni a Porta Latina                                                                                                                    107
San Giovanni in Laterano                                                                                                                         119
San Gregorio al Celio                                                                                                                                   139
San Lorenzo fuori le mura                                                                                                                         163
San Marco Evangelista al Campidoglio                                                                                                195
San Saba all’Aventino                                                                                                                                 215
San Silvestro in Capite                                                                                                                               225
Santa Croce in Gerusalemme                                                                                                                   229
Santa Francesca Romana                                                                                                                                          243
Santa Maria in Aracoeli                                                                                                                                             249
Santa Maria in Cosmedin                                                                                                                          277
Santa Maria in Trastevere                                                                                                                         299
Santa Maria Maggiore                                                                                                                                317
Santa Prassede                                                                                                                                              341
Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino                                                                                                   353
Santi Giovanni e Paolo al Celio                                                                                                                363
Museo “Case Romane” al Celio                                                                                                                387
Santi Nereo e Achilleo                                                                                                                                 391
Santi Quattro Coronati                                                                                                                              397

PAVIMENTI COSMATESCHI MINORI, FRAMMENTI, CITAZIONI STORICHE

Sant’Agnese in Agone                                                                                                                                 417
Sant’Ambrogio in Pescheria (o della Massima)                                                                                 418
Sant’Apollinare a Piazza Navona                                                                                                                          418
San Bartolomeo all’Isola                                                                                                                                            419
Santa Cecilia in Trastevere                                                                                                                       421
San Clemente (integrazione)                                                                                                                     425
Santi Cosma e Damiano al Foro Romano                                                                                                             427
Sant’Eustachio                                                                                                                                               430
San Giacomo alla Lungara                                                                                                                        430
Sant’Ivo dei Bretoni                                                                                                                                     431
San Lorenzo in Lucina                                                                                                                                436
Santa Maria in Aquiro                                                                                                                                437
Santa Maria in Domnica                                                                                                                                            437
Santa Maria della Pace                                                                                                                               438
Santa Maria in Scala Coeli alle Acque Salvie (Abbazia delle Tre Fontane)                                              439
Santa Maria in Via Lata                                                                                                                                             441
San Michele Magno (o in Sassia)                                                                                                                             442
San Nicola in Carcere                                                                                                                                  442
San Nicola dei Prefetti                                                                                                                                442
San Pancrazio                                                                                                                                                443
San Pietro in Vaticano                                                                                                                                443
Casina Pio V nei Giardini Vaticani                                                                                                        444
Basilica di San Pietro in Vaticano                                                                                                                          445
Grotte Vaticane                                                                                                                                                            447
Cappella Sistina (in Vaticano)                                                                                                                 450
Stanza della Segnatura (in Vaticano)                                                                                                    452
Santa Sabina all’Aventino                                                                                                                         453
Sancta Sanctorum in Laterano                                                                                                                455
Santa Balbina                                                                                                                                                 462
Santa Maria sopra Minerva                                                                                                                      462
Santi XII Apostoli (Convento)                                                                                                                  463

Altre chiese:                                                                                                                                                    463
San Tommaso in Formis, SS. Silvestro e Martino ai Monti, San Nicola de Calcarario
In Largo di Torre Argentina, Santa Maria in Monticelli,  Santa Maria della Tinta,
San Pietro in Montorio (Tempietto del Bramante), San Salvatore in Onda, San Matteo
In Merulana, Chiesa della Decapitazione di San Paolo (Abbazia delle Tre Fontane),
Sant’Agata dei Goti, Sant’Anastasia al palatino, Sant’Angelo in Pescheria,  Santa Croce
E San Bonaventura de’ Lucchesi, Santa Susanna, Sant’Omobono, l’Annunziatella tra
L’Ardeatina e Grotta Perfetta, San Paolo fuori le mura, Santuario di Nostra Signora del
Cuore in Piazza Navona.                                                                                                                                           470

Elementi fondamentali dei pavimenti cosmateschi e loro tipologie:
il Quincux, la Guilloche                                                                                                                              471
Il vero intento dei Cosmati                                                                                                                        375
Come ho scritto questo libro                                                                                                                    481
Elenco delle chiese con opere pavimentali descritte in questo libro                                                           482
Itinerario cosmatesco romano                                                                                                                 483
Bibliografia                                                                                                                                                     485
L’autore                                                                                                                                                            491
Indice                                                                                                                                                                493










giovedì 9 agosto 2012

Il pavimento cosmatesco dell'Abbazia di San Nilo a Grottaferrata


I RESTI COSMATESCHI DELL’ABBAZIA DI SAN NILO A GROTTAFERRATA


Se provate a fare una ricerca in internet, ma anche nei principali libri d’arte ed enciclopedie, sui resti delle opere cosmatesche oggi preservate nell’abbazia di San Nilo a Grottaferrata, probabilmente rimarrete molto delusi per via dell’esiguità delle informazioni. In effetti, a causa della totale mancanza di una specifica documentazione storica che attesti sia il passaggio dei marmorari romani, o di altra regione, in quel luogo, sia le vicende che le loro opere subirono nel corso dei secoli, è difficile poter dire qualcosa di più di una superficiale descrizione di quanto rimane del mirabile arredo musivo e architettonico medievale. Così, è facile che il lettore oggi trovi solo frasi del tipo “delle opere medievali si conservano solo una parte dell’originale pavimento cosmatesco nella chiesa di Santa Maria e alcuni resti dell’arredo liturgico”. Non ci credete? Facciamo un esempio che forse vale per tutti: ecco come scrive L. Morganti nel suo autorevole articolo sull’Abbazia di Grottaferrata pubblicato nell’Enciclopedia dell’Arte Medievale Treccani nel 1996: “al 1282 (Andaloro, 1983, pp. 255-256, n. 28) risalgono invece l'innalzamento della navata e un restauro della chiesa, comprendente anche il pavimento cosmatesco, conservato ancora oggi nella zona del presbiterio e nella navata centrale”. E questo è quanto! Non così, ovviamente per le altre opere, come il mosaico nella lunetta del portale, o delle strutture architettoniche che invece vengono descritte con maggiori dettagli.  Dalla frase riportata da Morganti, sembra che insieme ad Andaloro concordino nel datare l’innalzamento del piano della navata, e di conseguenza il pavimento cosmatesco conservato nella navata centrale, al 1282. Chi conosce bene la storia dei Cosmati e dei marmorari laziali o campani, non può accettare questa tesi perchè il 1282 è un anno che sta troppo avanti rispetto alle caratteristiche stilistiche mostrate dalla porzione di pavimento cosmatesco nella navata centrale. Ma di questo parleremo tra poco.
L’unica autrice che ha dettagliato sull’argomento è, a mia conoscenza, Dorothy Glass, dalla cui opera Studies on Cosmatesque Pavements, pubblicata nel 1980, non si può prescindere per ogni analisi, studio fattivo e ipotesi che riguardino i pavimenti cosmateschi. E sarà per noi come la bibbia degli archeologi, l’Iliade di Schliemann per la scoperta di Troia. Ma prima di Glass, altri autori hanno descritto nei particolari la storia della “Badia di Grottaferrata” e le difficoltà nel ricostruirne le vicende storiche e soprattutto architettoniche dovute agli innumerevoli interventi subiti a seguito di danni per eventi calamitosi e distruzioni di guerre è nettamente ravvisabile nelle chiare parole di A. Rocchi (La Badia di S. Maria di Grottaferrata, Roma, 1884 pag. 52): “Dopo le mille variazioni sostenute nel decorso di otto secoli e mezzo, è malagevole assunto il darne una vera descrizione”. Lo stesso autore, a pag. 58, così accenna ai resti del pavimento cosmatesco: “Oltre a cotesto sfoggio di pittura e di mosaico ad immagini, quest’epoca, od altra a lei prossima (fine XII, inizio XIII secolo, nda), ci segnala un grande sfarzo di mosaico ad ornato, come in altari, così in pavimenti e spesso in stile vermiculato bizantino. Dei quali si possono vedere buoni avanzi nonché dentro il presbiterio, o solèa del vima, e sotto la predella dell’altare di San Nilo, ma nel mezzo della chiesa rasente la balaustrata, sul quale strato era, come sempre, il cosiddetto coro grande, appunto innanzi i cancelli oggi sostituiti dai balaustri. Tra questo tessellato e la porta aurea giace in piano un disco, di quei che nel medio evo si dicevano rotae, di m. 2,50 di diametro tutto di porfido, che dicono fosse già d’un sol pezzo, poscia screpolato a bella posta, chè i Francesi della prima Repubblica pansavano tòrlo via. Di presso vi avea nel 1300 anche il grand’ambone o suggesto pel canto del sacro Vangelo, e se ne conservano dei frammenti”. Cesario Mencacci, nel 1875, non aggiunge nulla di nuovo nel suo libro Cenni storici della Badia di S. Maria di Grottaferrata, dicendo che “il pavimento della Chiesa era, come ancora osservasi, messo inverso l’altare a musaico di marmi con un di quei lavori vermicolati, che diconsi di opera alessandrina; e presso la porta è coperto da un gran disco di porfido di molto prezzo”. Come dicevo prima, chi ha scritto di più sui resti cosmateschi della badia di Grottaferrata è Dorothy Glass ed anche lei rimarca il fatto che nessuno ha mai scritto in dettaglio sullo specifico argomento. In quattro righe ripercorre la cronologia principale degli eventi che trasformarono la chiesa e questi possono riassumersi come segue: fu consacrata nel 1205 e in seguito distrutta dalle truppe di Roberto il Guiscardo e del Barbarossa; l’abbazia fu abbandonata tra l 1163 e il 1191. Nel 1577 il Cardinale Alessandro Farnese fece eseguire un totale rinnovamento distruggendo l’abside medievale con uno nuovo. Nel 1754 il Cardinale Gianantonio Guadagni eseguì un altro totale rinnovo dell’interno della chiesa. Altri restauri furono eseguiti nel 1910 e nel 1930. Secondo Glass, il rettangolo pavimentale che si conserva al centro della navata è l’unico resto originale dell’antica schola cantorum che si trovava in quell’area e rappresenterebbe stilisticamente le innovazioni introdotte dai marmorari romani della famiglia di Giovanni Ranuccio nella metà del XII secolo, derivate dai pavimenti bizantini di cui si vede qualche esempio nella chiesa di S. Giovanni in Studion e nel monastero di Iviron sul Monte Athos. Infine, tenta la datazione scrivendo: “Sembra che la delicatezza del lavoro sia più riferibile al XIII  che al XII secolo”. I resti di lastre musive che si trovano oggi nel pavimento del nartece, davanti all’ingresso della chiesa, vengono associati al rettangolo pavimentale della navata, ma Glass avanza l’ipotesi che tali pezzi siano solo il resti di uno smantellato ambone e dell’antico arredo persbiteriale, piuttosto che parti del pavimento originale e ricorda che altri pezzi simili sono conservati nel museo dell’abbazia. Inoltre Glass mette in evidenza nella nota 5 che da antiche foto si può vedere che i frammenti oggi inseriti nel pavimento del nartece, nel XIX secolo si trovavano attaccati nel muro del cortile del monastero.
Esaurite le notizie di archivio, tocca a me dire qualcosa di nuovo. Il riquadro pavimentale che sta nel centro della navata ha conosciuto la stessa sorte toccata alla maggior parte dei pavimenti cosmateschi romani, del Lazio e della Campania. Può darsi che sia un riquadro che in origine stava in quel luogo, ma la notizia che nel 1282 si ebbe un innalzamento della navata della chiesa, è una dimostrazione chiara che tutto l’antico pavimento cosmatesco (si, perchè quello originale risale certamente a prima del 1282, nella mia opinione a un’epoca compresa tra il 1160 e il 1210) dovette essere spicconato, o demolito, quando non distrutto dalle devastazioni calamitose e belliche. Lo stato del riquadro, nei dettagli, mostra le stesse caratteristiche dei pavimenti romani ricostruiti tra il XVII e il XVIII secolo. Ovviamente deve trattarsi di una ennesima ricostruzione dato che il pavimento originale fu distrutto nel 1282. Ciò risulta chiaro da alcune caratteristiche comuni con gli altri monumenti che hanno subito la stessa sorte, come l’impiego di fasce marmoree bianche frammentate, di diversa tipologia ed epoca; dal superficiale lavoro di intarsio del tessellato cosmatesco; dalla mescolanza di motivi geometrici su una stessa linea musiva; dalla diversità delle tessere musive impiegate in quanto formate da una parte di materiale originale riusato e da una parte più moderna introdotta nei vari restauri; dalla importante constatazione di assenza pressoché totale della simmetria policroma nella disposizione musiva delle tessere, condizione essenziale dei lavori cosmateschi originali, e via dicendo. Sebbene Glass associ il motivo di “girale cosmatesca” che avvolge i dieci dischi di porfido del riquadro pavimentale, alla famiglia dei Ranuccio, io ravviso che tale disegno era comune anche nella famiglia di Iacopo di Lorenzo, come dimostrano i molti elementi simili nelle loro opere. Le fasce marmoree bianche spesso sono leggermente ricurve, e il piano del tessellato ne risulta a tratti ondulato; caratteristica comune al pavimento cosmatesco del Sancta Sanctorum al Laterano, secondo le mie ipotesi ricostruito nel XVI secolo. Lo stile classico romano di queste girali “cosmatesche”, riferibili alla componente locale romana, esclude l’influenza bizantina e cassinese nel riquadro di Grottaferrata, segno che i marmorari romani furono chiamati a lavorare qui, forse al tempo in cui transitò spesso nel monastero papa Innocenzo III, che fu uno dei più importanti mecenati dell’arte cosmatesca. La grande ruota di porfido, ora in frammenti, è ultimo fedele testimone, invece, della grandiosità delle opere cosmatesche che un tempo ornavano questa chiesa.

Per la galleria fotografica visita:
http://cosmati.wordpress.com 


giovedì 19 luglio 2012

Il pavimento cosmatesco della cattedrale di Civita Castellana: la storia, l'analisi, le nuove ipotesi.





Il nuovo libro di Nicola Severino.
La storia, l'analisi, le nuove ipotesi su un pavimento considerato tra i più importanti e largamente originale. Attraverso la documentazione storica e soprattutto grazie a ciò che l'occhio allenato dell'autore riesce a leggere nello stato del pavimento, nella sua tipologia stilistica, i simboli, i colori, e l'assetto odierno, mettendolo in relazione con i pavimenti cosmateschi di Roma e del Lazio, l'autore riesce a formulare nuove ipotesi.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=842097

http://www.youtube.com/embed/8jMwtW-Xqww

venerdì 11 maggio 2012



IL PAVIMENTO COSMATESCO DELLA
CATTEDRALE DI ANAGNI

La nuova edizione appena pubblicata (maggio 2012)

Nicola Severino, ha condotto delle analisi approfondite sul luogo, scoprendo dettagli nella cripta di San Magno che hanno permesso di formulare nuove incredibili ipotesi sul pavimento stesso, ritenuto dagli studiosi uno dei pochi originali cosmateschi.
Vedi l'anteprima su http://cosmati.wordpress.com 
e su  http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=797796

Il Pavimento Cosmatesco della Cattedrale di Anagni
La storia, l'analisi, le nuove ipotesi
2° Edizione, Roccasecca 2012

Il pavimento musivo, in opus tessellatum della cattedrale di Santa Maria in Anagni è un monumento tra i più importanti al mondo nel suo genere. Esso è forse uno dei pochi, se non l'unico ad essere stato "firmato" dal maestro, Cosma, che lo fece circa l'anno 1227. Ma nella cattedrale, esiste un secondo pavimento che per certi aspetti è anche più importante del primo perchè considerato dagli esperti "largamente originale": quello della cripta di San Magno nella stessa cattedrale. Il libro si propone di dare una visione diversa rispetto alle opinioni attuali circa questo monumento che per la sfrontatezza delle ipotesi, costruite sulla base di solide osservazioni dei caratteri stilistici e di altri importanti dettagli osservati di recente dall'autore, non mancherà di sorpredere il lettore, conducendolo lontano dai luoghi comuni che da sempre sono stati come un "passaparola" tra chi si è occupato dell'argomento, senza mai indagare veramente a fondo nella ricerca di dettagli che ne sconvolgessero la storia e la stessa identità. L'autore così si esprime: "Io stesso ho avuto difficoltà nel credere alle incredibili soluzioni che si presentavano di volta in volta che mettevo insieme i dettagli osservati per ricostruire una visione complessiva, come in un puzzle scomposto. Quando non ho potuto fare a meno di dichiarare "plausibile", fino a prova contraria, la mia ipotesi principale sul pavimento della cripta di San Magno, ho dovuto chiedere un colloquio con l'attuale responsabile ai Beni Culturali del Capitolo della Cattedrale per avere un suo parere; ed egli mi ha risposto che al di là di come stanno le cose, se le ipotesi formulate sono basate su osservazioni contestualizzabili e verificabili, si deve avere la forza ed il coraggio di farle conoscere al grande pubblico. E così ho fatto, ed ora la storia del pavimento cosmatesco di Anagni, potrebbe essere definitivamente cambiata".